sabato 25 agosto 2012

Astrofotografia

Oggi inauguriamo la rubrica "Astrofotografia", tenuta dai soci di M42 che s’interessano di fotografia astronomica.

Buona lettura
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NGC 6960 - Nebulosa Velo Ovest

La Nebulosa Velo Ovest nota come NGC 6960 o come Caldwell 34, fa parte della vasta nebulosa diffusa (nota semplicemente come Nebulosa Velo) presente nella parte sudorientale della costellazione del Cigno.
NGC 6960 si trova vicinissima alla stella 52 Cygni, ma solo prospetticamente, infatti, i due oggetti distano più di 1200 anni luce tra loro.
Questa nebulosa, data la sua particolare forma, è conosciuta con diversi nomi, tra cui: "La scopa della strega”, “il dito di Dio”, “Nebulosa Filamento".
La Nebulosa Velo è il resto di una supernova esplosa da 5000 a 8000 anni fa, e vista l'elevata velocità di espansione si pensa che tra pochi millenni scomparirà disperdendosi nel mezzo interstellare.
Questa Nebulosa è stata scoperta da William Herschel il 5 settembre del 1784 che la descrisse così: "Estesa; passa attraverso 50 Cygni... circa 2 gradi di lunghezza".


Dati

Ascensione retta: 20h 45m 38s

Declinazione: +30° 42' 30"

Magnitudine Apparente: 7.0

Dimensione Apparente: 3°

Dimensione Reale: 50 anni luce (15 parsec)


La Foto

La fotografia è stata scattata il 14 ottobre 2009 dalle 21:30 fino alle ore 01:36 per un totale di 25 scatti.
Sono scatti da 10 minuti a 800 iso per un totale di 4 ore e 10 minuti di posa complessiva.
La fotocamera utilizzata è una Canon EOS 450D non modificata applicata a un telescopio newton 150/750, guidata con una magzero mz5m applicata a un rifrattore 70/500, in tutto sorretto da una montatura Skywatcher NEQ6.

La foto è stata ripresa da Viggiù, precisamente dal giardino di casa illuminato a giorno dai lampioni (a norma), che mi hanno costretto a utilizzare un paraluce da oltre 30 cm per evitare luci parassite.

Questa foto è stata la prima effettuata con la NEQ6, e la prima con lunga esposizione e autoguida.
Si può vedere la mia inesperienza all'epoca, dall'inquadratura non convenzionale per questa nebulosa, che di solito, viene ripresa orizzontale o obliqua nel fotogramma e quasi mai verticale per non rischiare di tagliarne una parte.

L'elaborazione è stata effettuata con Deep Sky Stacker e Photoshop.

West Veil Nebula
West Veil Nebula  -  NGC 6960        Foto di: Alessandro Merga
 
 
Alessandro Merga




venerdì 17 agosto 2012

Oltre il cronotopo


Era già scritto che avrei pensato che fosse già tutto scritto.
Ogni azione, parola e pensiero sono eterni, già scolpiti “da sempre e per sempre” sulla retta incancellabile e indistruttibile del tempo e dell’essere. Una strana retta che sta da qualche parte e che non deve più essere inventata o tracciata ma solo percorsa e attivata. Io che scrivo e il lettore che legge siamo attori di attimi eterni, segmenti immobili che d’un tratto da potenziali diventano cinetici, ma che da sempre giacciono e per sempre giaceranno su quella fatidica retta. Forse un qualche eterno l’ha pensata e modellata, giacché tutto ciò che pensa una mente eterna, è necessariamente eterno. Non deve più essere pensato ma solo realizzato.
Il semplice contatto dell’effimero con l’eterno lo “eternizza”, poiché una qualche traccia resterà nella mente dell’eterno e dunque seppure
come ricordo o idea anche l’effimero “trascende” nell’eternità.
Tutto ciò che l’eterno tocca o incontra, in forza anche solo della reazione prodotta o del semplice ricordo diventa anch’esso eterno, perché giace nella mente di quell’eterno. Ma se l’effimero “diventa” eterno vuol dire che lo era già intrinsecamente, per cui se l’eternità è “attiva”, coinvolge e si espande fino a fagocitare ed estinguere l’effimero.
Quando tale fenomeno “succede”, si tratta del passaggio che dall’essere fa esistere. Come se per un po’ quel segmento uscisse (ex-siste cioè sta fuori) da quella retta per poi ritornarci. L’esistere come onda o vibrazione transitoria del presente, che “stacca” passato e futuro sulla retta del tempo.
Affermando che tutto è su quella retta da meno infinito a più infinito (secondi, millenni, anni luce poco importa ovviamente), compresa l’eternità, abbiamo in realtà confinato e capito (da capere, cappio, racchiudere) nel tempo tutto ciò che può esistere.
Ma non è ancora finita, perché possiamo o dobbiamo inevitabilmente sporgerci oltre tale retta, per esplorare quali altre rette o spazi si trovino attorno.
L’evidente senso d’impotenza che ci assale è certo un problema ma non può fermare la ricerca, che deve almeno immaginare altre rette e, dunque, altri universi, fino ad azzardare i fatidici multiversi.
Là fuori la vastità sembra smisurata e incommensurabile. Ci assiste ancora l’analogia geometrica, per cui possiamo affermare che già un semplice piano contiene infinite rette. Se poi andiamo nello spazio, sappiamo che lì ci sono infiniti piani. Oltre il cronotopo (il nostro misero universo fatto di spazio e tempo fisici, compresi l’infinito e l’eterno) che è poi la retta originaria, possiamo dunque ipotizzare infinito elevato a infinito rette e dunque universi.
L’incertezza e l’impotenza possono portarci allo sconforto o alla disperazione ma non possono negare questa possibilità. Anzi l’aver anche solo pensato qualcosa d’altro e d’oltre ecco che gli offre una chance, lo fa essere. Peraltro, così è stato per Dio, l’anima e il trascendente. Qualcuno d’un tratto li ha catturati, scovandoli nelle profonde pieghe dell’essere. Orbene da allora si è dovuto trovare il come e il dove collocarli. Inutile e illusorio sostenere che siano “impossibili”. Sono stati evocati, come i multiversi, ci sono, “forse esistono” e devono essere piazzati da qualche parte.
Resta un’ultima provocazione: se tutto ciò che è pensabile appartiene all’essere, ciò che non è pensabile, e perciò sfugge all’essere, cos'è? Forse il non essere? Ma così facendo l’ho appena pensato, nominato, definito e dunque ricatturato nell’essere. Chissà! Che sia proprio il non essere a essere impossibile?

Guido Martinoli

sabato 14 luglio 2012

Multimondi e multiversi

Oggi inauguriamo la rubrica "Multiversi", tenuta da Guido Martinoli socio di M42 che si interessa di filosofia.

Buona lettura

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Multimondi e multiversi

Gli esperti sostengono che l’universo abbia circa quattordici miliardi di anni.
Lo si desume da misurazioni abbastanza attendibili riguardo al fatidico Big Bang, da cui pare originò quel tutto, che da allora sembra espandersi in spazio e in tempo.
Orbene a posteriori possiamo immaginare di essere un’enorme bolla indipendente, confinata e con quel diametro (in chilometri o anni luce cambia poco), che continua a crescere.
Da questa ipotesi ne derivano altre e di molto interessanti. Intanto che ci possano essere altre bolle, che si stanno allargando come noi (o riducendo) ma a distanze tali da restare invisibili, giacché neppure la luce (la sua velocità è enorme ma finita) riesce a metterci in contatto e c’è già chi azzarda infinite bolle, che indisturbate pulsano per i fatti loro in uno spazio ovviamente infinito.
Ogni bolla avrebbe delle galassie con ciascuna miliardi di stelle come le nostre, con relativi sistemi solari e pianeti come la terra e con esseri viventi e uomini come noi.  
Peraltro l’incapacità della luce di collegare le bolle comporterebbe anche una loro libertà gravitazionale, che le lascerebbe fluttuare liberamente nell’infinito.
Tolto lo sgomento emotivo, non ci sarebbe alcun ostacolo né logico né fisico a immaginare tali infinite bolle, che “vivono” nell’infinito, ciascuna “danzando” più o meno armoniosamente ma separatamente con le altre. Anche quello spazio “reggerebbe”: basterà immaginarlo “più volte infinito”. E la nostra matematica potrebbe ancora affrontarlo, visto che maneggia agevolmente da secoli il calcolo infinitesimale.
Sull’onda della somiglianza potremmo anche ipotizzare altre creazioni o Big Bang e un certo numero, elevato quanto si vuole, di cantieri aperti con Dei creatori, maligni tentatori e con relativi figli sacrificati e rivelanti la buona novella. Finché alla fine dovremo chiederci perché tutto ciò o che senso avrebbe tale costruzione come minimo metafisica e forse trascendente? Arduo e quasi impossibile rispondere.
La questione del senso è sconfinata e angosciante e supera quella già incredibile dell’infinito.
L’unica certezza sul senso è che nessuno lo conosce. Se e quale sia o se non ci sia, resta un problema aperto. D’altronde, la descrizione che ho fatto può starci anche senza senso e nella semplice e assoluta necessità, come teorizzò Nietzche. E quel che è peggio è che il nostro esserci non sembra avere alcun effetto sul senso, che sembra continuare indifferentemente a esserci o a non esserci.


Guido Martinoli

giovedì 12 luglio 2012

Benvenuti

Benvenuti sul Blog ufficiale dell'Associazione M42

Un blog sull'astronomia gestito da astrofili.

Gli argomenti spaziano dall'osservazione visuale alla fotografia deep sky e planetaria, dalle riflessioni filosofiche alle curiosità sull'Universo che ci circonda.

Il tutto grazie ai soci di M42, un associazione astronomica che milita nella provincia di Varese da più di 10 anni, e che ha trovato nel paese di Curiglia con Monteviasco il luogo ideale per far sorgere il suo Osservatorio, e nel comune di Bisuschio il posto perfetto per la Sede ufficiale, dove si ritrova tutti i venerdì sera.

Il blog insieme al sito internet www.assm42.it, è nato dal desiderio di far conoscere ad un pubblico sempre più vasto quello che ci appassiona in questa scienza.


Buona Lettura

Alessandro Merga